..mi sono rotto i coglioni, oggi vado controcorrente!
L’Istat conferma il crollo dei beni di consumo, in particolare del tipico made in Italy. Mentre crescono i settori dell’energia Industria, a marzo in calo fatturato e ordini: in crisi il mercato interno
ROMA - Fatturato e ordinativi in calo a marzo, a conferma delle difficoltà dell’industria. Il fatturato, comunica l’Istat, è salito rispetto a febbraio dell’1,2%, ma a livello tendenziale ha subito un calo del 2,3% (il dato peggiore da gennaio 2004). Gli ordinativi nello stesso mese di marzo sono diminuiti rispetto al mese precedente dell’1,7% e del 3,6% su base annua.
L’Istat ha precisato che sul mercato interno il fatturato è calato del 3,3%, mentre è aumentato dello 0,7% su quello estero. Quanto agli ordinativi, quelli provenienti dal mercato interno sono calati del 6% e quelli dal mercato estero sono aumentati del 2,1%. Anche il calo degli ordinativi è il peggiore a livello tendenziale da gennaio 2004.
Analizzando in dettaglio il fatturato per raggruppamenti di industrie, a marzo 2005 l’indice è aumentato, rispetto allo stesso mese del 2004, del 28,3% per l’energia, mentre ha registrato diminuzioni del 5,9% per i beni di consumo.
Gli incrementi maggiori si sono rilevati nei settori dell’estrazione di minerali (+31,5%) e delle raffinerie di petrolio (+24,1%); le diminuzioni più marcate hanno riguardato i settori delle industrie tessili e dell’abbigliamento (-12,9%), della produzione di mezzi di trasporto (-11,4%) e della produzione di apparecchi elettrici e di precisione (-9,2%).
Nel medesimo periodo, l’indice degli ordinativi ha registrato aumenti nella produzione di mezzi di trasporto (+26,9%), nella produzione della carta e dei prodotti di carta (+2,3%) e nella fabbricazione di prodotti chimici e fibre sintetiche (+0,2%); le diminuzioni più ampie si sono manifestate nelle industrie tessili e dell’abbigliamento (-21,8%), nell’industria del legno e prodotti in legno (esclusi i mobili) (-10,0%) e nella produzione di apparecchi elettrici e di precisione (-4,9%).
(20 maggio 2005 fonte la Repubblica.it)
NdG: Questo mi porta subito a pensare…quanti soldi ha speso lo Stato per la campagnia pubblicitaria pro-consumistica? (quella del tipo dove tutti lo ringraziavano e alla fine diceva “Almeno un grazie”) Non che quei soldi siano una tassello fondamentale per risanare il deficit, però usati con una qualità che si sta perdendo (buon senso) avrebbero potuto risolvere qualche piccolo problema. Giusto per dirne una, adeguamento alle infrastrutture per disabili nella metrò di Milano…
Last Days di Gus Van Sant; ovvero il film che il regista di Elephant ha pensato ispirandosi agli ultimi giorni di vita del leader dei Nirvana Kurt Cobain. Blake, questo è il nome del silenzioso protagonista interpretato da Michael Pitt, affronta i propri ultimi giorni vagabondando allucinato e confuso nei pressi di una villa di campagna.
L’istanza narrante è distante da lui, sin dalle prime sequenze, come nel tentativo di evitare un coinvolgimento affettivo. Ci si avvicina a lui solo nei pressi della casa, come se anche lo spettatore fosse una di quelle figure umane insignificanti e probabilmente meschine presenti, come osservatori ciechi, allo show di questi ultimi giorni.
La sensazione è che la macchina da presa sia di troppo e invade le lunghe e mute sequenze. Van sant non riesce a sostenere la dimensione surreale e distaccata (che poteva essere adeguata quanto una visione del tutto soggettiva e romantica per una biografia), e ripiega su scelte tecniche già viste nel precedente (e vincitore a Cannes) Elephant. Lunghe sequenze, stilizzazione e montaggio per frammenti, e soprattutto gli scarti temporali, tutti elementi che da una parte sicuramente contribuiscono a rendere lo svuotamento del protagonista e il nulla che lo circonda; dall’altra fanno apparire questo progetto piuttosto pretenzioso, in cui l’ispirazione del regista (che in passato ho quasi sempre aprezzato) si perde nella superificialità di un progetto preparato a tavolino.
Al quasi totale silenzio degli uomini si contrappone l’altissimo volume delle cose inanimate e la potenza assordante della musica. La musica, la valvola di sfogo, l’unico elemento di sincerità forse, avrebbe potuto essere la linea guida del film, accompagnarci per mano nel vagabondare senza meta del protagonista… ma anche del film, poichè l’unica verità è che non si capisce dove voglia andare a parare. Sulla carta il progetto poteva essere decisamente interessante e preso per sezioni anche il film lo è, ma qualcosa “durante” deve essere andato storto: “Ho perso qualcosa lungo la via” recita Blake, e forse lo stesso è accaduto al regista.
Ora.. può anche essere che il film sia geniale ed avanguardistico e io soltanto non l’abbia capito! Ma per me è solo incoerente e paraculo! Sono incoerenti le due scene di sfogomusicale per esempio (il modo diverso di osservarle appare del tutto inspiegabile), ma il momento più insopportabile arriva proprio nel finale. Se durante il film si può accettare di dover trovare delle spiegazioni a quanto visto fino a quel momento solo con lo scorrere della pellicola fino all’ultimo fotogramma, il finale arriva a puntino a confermare che il film è una grande presa per il culo. Senza rumori di spari, senza immagini del momento della morte (scelta intelligente che fa sperare in un paio di ultime sequenze che risollevino tutto il film), un giardiniere trova il corpo di Blake, lo osserva da dietro la porta-finestra della baracca degli attrezzi, ed eccola: evanescente come il riflesso del vetro vediamo l’anima di Blake separarsi dal corpo e compiere la prorpia ascesa, l’ultima scalata. Direi che come trionfo del basso ci siamo, anzi no manca la ciliegina sulla torta, una musica incomprensibilmente ironica per i titoli di coda!
Si è vero, un film pieno di clichè sul rocker maledetto sarebbe stato peggio! Ma come film di Gus Van Sant non è credibile…
voto: 5
Per cominciare questa avventura su S.A.I.cinema^^,pensavo di proporvi due riflessioni su questo film uscito da qualche settimana ,che ha fatto discutere molto in Germania ,ancora alle prese con il fardello di un difficile passato.
La caduta (Der Untergang) Da segnalare per almeno due motivi .. Primo film interamente tedesco sul nazismo ,e film che si destreggia nell’argomento senza un filo di retorica. La narrazione si sviluppa secondo le testimonianze di alcuni reduci di quell’esperienza oltre che storia ,singolare per i piccoli/grandi avvenimenti delle ultime ore di Hitler e dei suo collaboratori nel bunker di Berlino (e non solo). La storia viene raccontata con fermezza e uno strano velo di umanità , per rendere le vicende Più pregnanti ,effettivamente non si puo’ dire che La caduta sia un film già visto .. Lasci l’amaro in bocca e nel finale ..un velo di speranza rappresentato dalla segretaria di Hitler ,di fatto la vera protagonista del film . Bisogna dire che si poteva partire prevenuti nell’aspettarsi una storia ormai stranota ma invece c’è una sorta di revisionismo in atto senza per questo giustificare le atrocità del regime. Per nulla claustrofobico il contesto del bunker nello specifico ma senso di oppressione che aleggia anche fuori ,le scene di battaglia nei pressi del Reichstag ,le riprese di una Berlino allo stremo la gente per strada che sotto i bombardamenti alleati sente arrivare la liberazione dell’anima ..gli ultimi colpi di coda dei militari tedeschi presi dalla pura follia. All’interno sono già morti ,scrivendo i loro testamenti senza troppa convinzione all’esterno la lotta per la sopravvivenza fino alla fine ..il teatrino di una Eva Braun festante che danza al suono dell’orchestra nell’ultimo valzer come sul Titanic. La crudeltà del pazzo che tentava di conquistare il mondo allo stremo l’ombra di se stesso. Un certo senso di amara ilarità quando nello sposarsi gli viene chiesto di giurare sulla sua Origine ariana ..(leggi razziali) La figura di Martha Goebbels …le fine dei suoi bambini ..raggelante anche nel film. Si puo’ dire che questa Untergang sia effettivamente un bel film da vedere e su cui riflettere. Un messaggio così importante che non dovrebbe mai essere considerato sorpassato. Bella infine la regia,la fotografia sui toni neutri e il cast quasi completamente tedesco di tutto rispetto. (Honey Whitlock)
Rissa in campo tra giocatori e dirigenti della due società al termine di Verona-Perugia, anticipo della 38esima giornata di serie B, vinta ieri sera dagli umbri per 2-1. Spintoni e molti colpi proibiti tra gialloblù e umbri. A scatenare il tutto sarebbe stata qualche parola di troppo dopo i cori razzisti dei tifosi locali contro il giocatore del Perugia, Coly, che a sua volta lasciando lo stadio oltre a rimarcare con le dita il 2-1 finale ha baciato il suo braccialetto anti-razzismo.

un episodio già visto. non nuovo. quando lo sport diventa “terreno” di interessi, diatribe e quando le tifoserie non riescono ad “ammettere” la sconfitta. d’altronde anche la rissa è uno sport..
tutto questo mi fa riflettere:
«dove è andata a finire la sportività?! lo sport che serviva a divertire ed amalgamare la gente? punto d’unione di culture e la voglia di migliorare?»
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Partita a tennis tra due continenti. La campionessa americana Venus Williams ha giocato con la turca Ipek Senogul sul ponte del Bosforo a Istanbul, il ponte che collega l’Europa con l’Asia. Traffico bloccato e folla di curiosi intorno al campo improvvisato. Venus Williams si trova nella città turca per partecipare al Wta Istanbul Cup
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